Salve gente!

Prima di cominciare con un altro divertente racconto, permettetemi di ringraziare coloro che nel giro di un pomeriggio proposero l'ultima cena di classe: Federico e Chiara. Sicuramente improvvisata, organizzata velocemente così su due piedi, cercando di informarvi tutti il prima possibile, ma dannatamente divertente, non ridevo di gusto fino alle lacrime da tanto tanto tempo, quindi doveroso un bell'applauso ai presenti: Chiara, Federico, Michelangelo, Filippo, Lucia, Lorenzo Fristo, Eny e un invito per tutti gli altri ad esserci quando si può. A quanto pare stiamo organizzando la prossima cena, pensavo alla seconda settimana di Marzo, sento un po' di voi e poi vi contatto tutti, come sempre. Domanda al volo in merito alle cene: “ma a voi piacerebbe cenare al rifugio del C.A.I. teatro dei 100 giorni? Solo una cena, fare spesa, andare là, accendere il fuoco, cucinare, cenare e tornare in serata a Terni”. Attendiamo risposte per eventualmente organizzare in futuro.

Sono consapevole che è da due newsletter che vi prometto di trattare la gita a Napoli del terzo ma ogni volta riemergono da voi storie più datate che non ricordavo o che non avevo pensato di trattare o che voi proponete e così invece di andare avanti si fa un passo indietro…non c'è cosa più gradita! Ma lasciamo parlare i fatti…

Quel Matto Corso D – Ep.15

Passeggiando in bicicletta

Correva l'estate dell'anno 1997 e i battenti del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Terni avevano chiuso; la scuola ci dava appuntamento per Settembre e nell'imminente ci aspettavano giorni di sole, svago, vacanza e quant'altro. In questo clima di gioia e spensieratezza e influenzati dal recente Giro d'Italia di passaggio nella conca ternana, Giovanni ci convocò tutti per la nostra prima avventura sui pedali: Terni – Stroncone – Terni…un'agonia. Quasi nessuno di noi era allenato ma eravamo giovani e sprezzanti del pericolo. Come una vera squadra ognuno si ritagliò il suo ruolo (salvo poi gareggiare l'uno contro l'altro):

Giovanni – scalatore

Prope – discesista

Paolo – scalatore, passista

Luca – Jolly (che non è un ruolo ma rispecchiava molto l'idea…aveva la bici malandata, non usata da anni)

Filippo – scalatore in affanno

Mario – passista

Michelangelo – gregario

7 persone, 7 biciclette, 14 pedali, 1 salita interminabile, la fatica dei muscoli. L'avventura poteva avere inizio. Il classico giro di telefonate del giorno prima servì per darsi appuntamento, del resto la tappa doveva pur iniziare da qualche parte!

Giovanni, organizzatore dell'evento, chiamò tutti e come tutti ci aspettavamo il ritrovo designato fu stabilito “sotto casa sua”, comodo per chi abitava al centro (‘Gnotto, Prope, Paolo ed io), per chi doveva per forze di cose transitare per il centro (Michelangelo e Luca) e per Filippo…Filippo? Esaminiamo in dettaglio il suo caso. Abitava proprio lungo la strada per Stroncone, quindi avrebbe potuto benissimo attendere il nostro passaggio e proseguire verso la meta, così pensò bene di chiamare Giovanni:

•  Filippo: “oh giovà, ciao, senti, fatemi sapere a che ora partite da casa tua, almeno mi regolo su che ora devo farmi trovare pronto…

•  Giovanni: “ohi, no no, non ci siamo…vieni giù anche te a casa mia, almeno partiamo tutti insieme. Se aspetti quando passiamo te non affronti tutta la salita e sei più fresco di noi e così non va bene, non è leale!

•  F: “eh ma se la metti così allora io faccio più strada di voi se devo arrivare a casa tua!

•  G: “dai Pippo, non ti lamentare, è tutta discesa! Poi al ritorno di fermi a casa, mica torni in centro!

•  F: “dai, va bene, a domani

L'indomani il sole era alto nel cielo, il gruppo pronto alla partenza, mancava solo il ritardatario cronico ‘Gnotto e pensare che eravamo sotto casa sua! – “ora salgo su e lo faccio scendere” – disse Michelangelo ma in quel mentre si aprì il cancello del garage ed uscì lui, pantaloncino corto, mogliettina, marsupio e disse: “sono pronto, andiamo!”…uhm… - “oh Giovà vieni a piedi?” – la domanda pertinente di Paolo lo svegliò del tutto…”porco ddue la bici!”. Dopo altri 10 minuti tutti eravamo a bordo dei nostri mezzi, pronti per l'avventura.

Il gruppo transitava compatto davanti alla chieda di S.Valentino, la salita ancora blanda e non impegnativa permetteva di rimanere uniti e di chiacchierare, nessuno ancora aveva il fiatone, non era momento di sferrare un attacco e così si rideva commentando e analizzando i propri amici\avversari. Riportiamo di seguito i commenti migliori:

•  “oh Lù, c'hai la bicicletta talmente scassata che la ruota dietro oscilla! Stacce me raccomanno” – e di tutta risposta: “sì lo so, lo so, ma te faccio magnà la polvere lo stesso!

•  “ah Pà, sei l'unico co la bici da corsa, è più leggera, se c'hai la gamba giusta arrivi primo!” – e Giovanni: “oh anche io c'ho le gambe giuste

•  “io ho già sete” – e Michelangelo: “ammazza Mà, ma quanto sudi?!

•  “so lu Prope e so lu mejooooo, uaaaaaaaaaa!

Attraversavamo ancora tutti insieme S.Rocco ma non parlavamo più come prima, si iniziava a risparmiare il fiato, le gambe giravano alla grande e sicuramente non era presente acido lattico nei muscoli; passammo davanti al bivio del Colle e lì ci fu il primo attacco, Giovanni si alzò sui pedali, uno scatto secco, potente, imperioso ma pur sempre il primo, così nonostante fummo presi di sorpresa rispondemmo prontamente. Procedevamo ancora una volta compatti ma era sicuramente una condizione non destinata a durare, infatti non appena la salita si fece più selettiva iniziarono i primi distacchi. Tra noi c'era chi fisicamente era predisposto alla salita, in linea di massima i più magrolini che dovevano trascinare poco peso, in poche parole Luca, Giovanni, Paolo, Filippo, Michelangelo…come potete ora ben immaginare questa legge non è universale, così mentre Giovanni e Paolo aumentavano l'andatura conquistando la testa della corsa, noi altri non riuscivamo a tenere il passo. La reazione d'orgoglio di Luca e Pippo gli permise di creare un gap notevole ma senza mai riuscire a raggiungere gli apri pista fino all'arrivo, posto sulla piazza di Stroncone. Così all'arrivo:

•  Giovanni e Paolo

•  Luca e Filippo

•  Prope

•  Mario e Michelangelo: squalificati per non aver percorso l'intero tragitto; avevamo tagliato gli ultimi 200 mt. usando la scorciatoia.

[l'associazione italiana cronometristi non ci ha formito i distacchi, ci scusiamo per il disagio]

Passammo la seguente mezz'ora sulle panchine in piazza ad analizzare la gara, ammirando la nostra città dall'alto…”avete visto che scatto? V'ho fatto magnà la polvere!” – “parla per te Giovà, me pare che so arrivato co te” – “ah Pà, hai la bici da corsa, è più leggera!” – “ora in discesa vi massacriamo lu Prope ed io, giusto?” – “so lu Prope e so lu mejoooo, uaaaaaaaaaaaa!”.

Poco dopo si decise di ripartire…”oh no, di già? Puff…pant…” – “dai Michelà è tutta discesa!”. Una lingua d'asfalto danzava sotto le nostre ruote, una curva dopo l'altra ci costringeva a frenare, ad alzarci sui pedali e a rilanciare l'andatura. Eravamo fin troppo spericolati ma almeno si cercava di non esagerare. Tra i tanti sorpassi, le frenate dolci e brusche, le tante curve affrontate, una di queste rimase memorabile…Prope in piena trance agonistica, cercando di superare Luca in curva la prese larga frenando nel parcheggio di una casa di fronte, per fortuna! Dopo l'episodio la velocità di gara calò notevolmente e prevalse la prudenza. Salutammo Filippo quando transitammo davanti casa sua invidiandolo per essere già arrivato ma ci potevamo sempre risollevare il morale pensando a Luca che per arrivare a casa doveva affrontare una salita spezza gambe, quella di Colle dell'Oro.

La prima avventura sui pedali era terminata, aumentando o risvegliando la passione per la bicicletta a tal punto che a fine mese regalammo a Paolo il completo della Mercatone Uno, qualcuno si regalò i guanti e altri addirittura i manicotti!

Eravamo pronti per la prossima avventura, l'anno seguente!

Fine Prima Parte

Seconda Parte

Il tepore mattutino e il sole alto nel cielo destavano la natura e noi con lei. La nuova estate bussava gioiosa alle nostre porte e il nostro unico pensiero era come passare le giornate.”Basta giocare al pc, basta televisione, basta uscire sempre fino a tarda notte e dormire la mattina, è tempo di pedalare!” – Giovanni ancora una volta rilanciò la sfida in bicicletta, riducendo l'altitudine ma aumentando i chilometri. La meta prescelta? Scheggino. 44 Km di Valnerina, un falso piano che alla lunga avrebbe potuto creare selezione; ricercando negli archivi siamo stati in grado di recuperare l'altimetria.

I ciclisti convocati? Prope, Lorenzo, Fristo, Filippo, Valentino, Lorenzo L., Luca. Francesco Passa, Paolo, Mario, Michelangelo, Giovanni; risposero all'appello Luca, Passa, Paolo, Mario, Michelangelo e Giovanni, mentre gli altri “tirarono pacco” con scuse verosimili tra cui riportiamo la più bella: “cooosa? Ma voi siete paci, in totale so un'ottantina di chilometri, che sbocco! No, no, non vengo”. Prendemmo atto che Filippo non sarebbe stato dei nostri. La mattina designata ci trovammo come consuetudine sotto casa di Giovanni e lì trovammo due sorprese:

•  ‘Gnotto era stranamente puntuale così come Luca (e qualcuno temette sconvolgimenti climatici di lì a poco)

•  C'era uno special guest: Gianni, un amico di Giovanni, appassionato di ciclismo

In breve venimmo a conoscenza delle sue abitudini: il ragazzo era solito uscire in bici una o due volte la settimana, macinando circa 80 Km. Era munito di completino della Lampre, scarpe tecniche e bici da corsa in carbonio, leggerissima e con cambio al manubrio. Solo da questo si poteva capire l'enorme differenza tra lui e noi, ma l'importante era divertirsi!

Partimmo compatti imboccando la Valnerina, pedalando con agilità, chiacchierando e dandoci regolarmente il cambio. Quella che in realtà sembrava una strada piana era un falso piano, leggermente e costantemente in leggera salita, sicuramente gestibile…per ora. Tutti insieme attraversammo Marmore godendo della frescura degli schizzi d'acqua della cascata, probabilmente i 30 secondi più freschi dell'intero tragitto, poi il lungo rettilineo sotto Torre Orsina fino ad arrivare ad Arrone. La curva che immetteva sul rettilineo fu teatro di cambiamenti repentini, gli equilibri presenti fino a quel momento vennero meno…Giovanni I° Il Magnanimo si alzò brusco sui pedali ma nessuno perse contatto, la seconda progressione seminò il panico, Giovanni prese margine seguito solo da Gianni e Paolo. Da dietro potevamo vedere i tre a 100 mt da noi, così Luca propose: ”dai, alleiamoci e andiamoli a riprendere” – detto fatto, si alzò sui pedali, si alzò sui pedali, scalò un rapporto e la catena saltò di una corona…non era aria. L'esperienza del Passa ci salvò: “oh Lù, non fare cavolate, ora non reggeresti il loro passo, mantieni la tua gambata e aumentiamo progressivamente”. Aveva ragione, pazienza e sangue freddo potevano portare più lontano. Il fiatone progressivamente aumentava, del resto i muscoli richiedevano sempre più ossigeno per sopportare il duro lavoro, l'andatura era aumentata ed i cambi regolari facilitavano l'operazione di ricongiungimento. Transitando a Ferentillo avevamo completamente perso il contatto con il gruppo di testa, pedalavamo felici, felici per il pochissimo traffico, per il verde splendente dell'Umbria, per l'impresa che stavamo compiendo. Ero immerso in queste considerazioni quando voltandomi mi accorsi che qualcosa era cambiato…NON C'ERA PIU' MICHELANGELO. “oh…puff…pant…Michelangelo è rimasto indietro! Aspettiamo?” – “ancora mi sento bene, ma sti kazzi, aumentiamo?”. Gli altri davanti ormai non erano più visibili, ad ogni curva mi chiedevo dove potessero essere Giovanni, Paolo e Gianni, se fosse stato possibile ricongiungersi e in quel momento mi resi conto cosa mancava: l'ammiraglia, ma del resto mica eravamo professionisti! Rimasi con il Passa e Luke fino a Ceselli dove non riuscii a rispondere al nuovo cambio di ritmo. In poco tempo li persi dalla visuale e così proseguii con il mio passo. Mi concessi anche una sosta tecnica a Macenano per rifornimento d'acqua (o almeno questa la scusa ufficiale per giustificare la “sosta tecnica per riprendere fiato”) e lì ebbi l'illuminazione: perché dover per forza pedalare da solo per i restanti chilometri? Potevo sempre aspettare Michelangelo e arrivare con lui! Scesi dalla bici, l'appoggiai al muro e attesi…5 minuti…10 minuti…troppi, ripartii. Quando passai sotto al cartello “Scheggino” mi sentivo potente, ce l'avevo fatta! Arrivai in piazza, gli altri erano tutti in chiacchiere a ridere, facendo la spola tra la panchina e la fontanella dell'acqua.

Ecco Umberto! Grande!” – “ehilà, beh?! Come è andata?”. Passa mi aggiornò sui distacchi: “sono arrivati Gianni e Giovanni insieme, Paolo dopo poco più di un minuto. Luca ed io a 5 minuti, te dopo 15 minuti e…Michelangelo ancora non si vede, ne sai qualcosa?” – “ah non ne ho idea!”.

Il tempo passava e dell'ultimo ciclista nemmeno l'ombra; iniziammo a bere tonnellate d'acqua e a raccontarci la prima parte dell'avventura. Dopo circa una mezz'oretta ecco arrivare Michelangelo; non ci sembrava eccessivamente affaticato e ai nostri calorosi saluti e festeggiamenti rispose con un sintetico “che sbocco oh!”. Finalmente eravamo tutti, pronti per andare al bar e mangiare. Consumammo panini, ridendo e scherzando con i racconti di Michelangelo…il nostro eroe di giornata si era fatto trasportare da un apetto all'altezza di Macenano per non so quanti chilometri. Ahahah geniale! Iniziammo ad organizzarci per il ritorno, qualcuno era già a cavallo della propria bici ma inghiottendo l'ultimo boccone di panino, Michelangelo, ultimo arrivato e quindi il più stanco, disse: “eh no, ancora è presto, dai, facciamoci una partita a bigliardino! Io e Cagnotto contro Passa e Conti, dai!”.

In poche ore tra panini, bottiglie d'acqua, gelati e partite avevamo reso ricco il baretto del paese, le casse comunali gioivano della nostra presenza ma era giunto il momento di andare o meglio, s'era fatta ‘na certa. Tutti in sella tranne Giovanni che indugiando propose: “perché non ci spingiamo oltre e arriviamo a S.Anatolia di Narco? E' qui dietro, è una bella salita e poi torniamo, che tanto oggi abbiamo fatto solo falso piano e il ritorno è tranquillo, una mezza discesa eh?! Eh?!”. Una selva di “NooOoOO” si alzò come coro. Giovanni ebbe una risposta talmente chiara e priva di ogni possibile errore di interpretazione che fu il primo a spingere sui pedali in direzione Terni. Il rientro fu molto gradevole, una lunga e piacevole passeggiata, tutti insieme compatti fino al semaforo di viale Brin, dove le nostre ruote si separarono dirette verso le rispettive case. Eravamo contenti, era stato bello, da rifare…probabilmente questo pensava ognuno di noi, già, ma io sorridevo ancora di più pensando a Luca e alla salita di Colle dell'Oro per tornare a casa.

L'estate successiva la compagnia modificata nei suoi componenti percorse lo stesso tragitto. I corridori: Giovanni, Michelangelo, Luca, Lorenzo Fristo, Valentino. Ammiraglia, giudice di gara, cronometrista, distacchi in tempo reale: Filippo a bordo del fedelissimo Formula 50, che accettò di buon grado la spedizione a Scheggino con entusiasmo: “cheeee? A Scheggino in bicicletta?! Ma voi siete paciiii! Va bene vengo anche io…IN MOTORINO!”. Questa volta affrontarono tutto il viaggio insieme al passo del più debole prendendosela con relativa calma e tranquillità, l'eccezione? Ma Fristo, ovvio! Entrò presto in crisi, Filippo lo segnalò agli altri a 10 minuti, poi diventarono 12, 15…a questo punto l'allenatore Filippo lanciò la ciambella di salvataggio al suo corridore: “dai Lorè, recupera un po', riposati, pedalo un pochetto io e te mi segui in motorino, ti metti il casco e via andiamo avanti così per un po', ma l'hai mai portato?” – “oh Filì, puff…puff…pant…grazie, grazie, certo che…l'ho portato”. I due si scambiarono il mezzo di locomozione, Pippo si alzò sui pedali, Fristo si allacciò il casco, Pippo inizò a pedalare, Fristo sollevò un piede da terra, Pippo mise un rapporto più duro, Fristo piegò il polso per dare gas e partire, Pippo iniziò una curva, Fristo perse il controllo e andò contro il guardareil. “Oh Lorèèè stai benee! Ah ah ah!”. Pippo rideva di gusto nonostante il suo motorino a terra, Fristo stava bene, del resto era appena partito e la velocità mooolto bassa. Era destino. Filippo non doveva pedalare.

Abbiamo trasmesso – Le Passeggiate in Bicicletta – arrivederci alla prossima puntata! Beh, che ne pensate? Aspetto proposte su storie che volete condividere, che non conosco, che mi sfuggono, episodi degni di nota, altrimenti vado avanti, fino alla gita del terzo. Ditemi cosa ricordate della gita, almeno potrò essere il più completo possibile nell'esporre il prossimo racconto. Avete ben due domande a cui rispondere in questa newsletter, su su, fate i bravi. Buona giornata!

MaRyo

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