![]() |
Salve cari lettori e protagonisti di tempi andati, che si dice di bello? Mi piace il feedback che hanno i racconti con le correzioni che fate sui miei errori. Cosa ci volete fare, certi ricordi di 8 o 9 anni fa ci sono ma non sempre sono ben collocati nel tempo, quindi per evitare equivoci passiamo alle dovute puntualizzazioni: E' vero, Paolo uscì con Emanuela per circa 10 giorni e quando era già al Donatelli. Quello che mi ha fatto confondere è stato il fatto che andavamo tutti insieme in palestra da Marinangeli e Paolo ed Emanuela erano venuti come guest per il torneo di pallavolo (vinto dalla squadra di Filippo grazie alle schiacciate di Angelo del IV° C) Lucia è stata con Tiziano non in III°, proprio non me lo ricordavo. Il resto che è stato trattato invece coincide con la realtà o quanto meno con la mia realtà, quindi va bene. La pausa estiva è terminata, quindi riprendiamo i racconti con la maggior regolarità possibile anche se quest'anno la vedo dura una pubblicazione regolare della newsletter più attesa del secolo. Procediamo…non ci resta che andare avanti parlando di compiti in classe e interrogazioni e avvicinandoci sempre di più alla gita a Napoli… Galilei, Quel Matto Corso D
E' risaputo che l'essere umano è solito reagire e comportarsi in modo diverso di fronte al pericolo. Come gli animali della giungla, si attivano nel nostro corpo tutti quei meccanismi che ci devono sostenere per fare una scelta rapida e immediata: lottare o fuggire. Nel nostro habitat naturale le minacce più gravi erano sicuramente interrogazioni e compiti in classe ed ognuno era solito reagire in modo diverso o mettere in atto strani rituali e tecniche di sopravvivenza. Esaminiamole nel dettaglio: PREDATORE: C.I.C. Tedesco Nessuno affrontava lo scritto di Deutsch con la paura necessaria, nessuno era realmente preoccupato. Il tranquillo ambiente dell'aula e le dimensioni ristrette della stanza agevolavano la più primitiva tecnica di sopravvivenza: copiare! La maggior parte delle volte non ce ne era bisogno ma almeno confrontare il compito era una pratica utile e di facile attuazione. In III° poi ancora erano tutti esercizi di grammatica e la maggior parte di noi viveva di rendita con quanto appreso alle scuole medie, quindi nessun problema o atteggiamenti strani da riferire se non quelli dei nostri amici francesi invidiosi del nostro status. “Beh, abbiamo il compito in classe oggi” – “ma sì va, ma fankulo, ve farei fa uno dei nostri de francese de compiti, ma senti questi, non provate a lamentarvi eh!?!”. Musica per le nostre orecchie. PREDATORE: C.I.C. Disegno Lo scontro con questo avversario poteva avvenire in duplice modalità: Easy Version: l'aula di disegno era occupata da altra classe o la prof dall'alto della sua magnanimità decideva di svolgere il compito nella nostra aula. Questo significava poter chiedere a chi ti stava vicino come procedere con il disegno, quali linee “tirare su”, quali punti avrebbero dovuto per forza di cose essere cruciali per ottenere la figura geometrica richiesta. L'astuzia era mettersi in vicinanza di Valentino e seguire tutte le sue mosse o in alternativa Lorenzo. Sembravamo una catena di montaggio. I due iniziavano a disegnare e intanto noi altri per passare il tempo facevamo la squadratura del foglio (operazione che uno studente bravo e coscienzioso avrebbe dovuto fare il giorno prima a casa); dopo circa 15 minuti, dopo che i due magari avevano confrontato qualche passaggio ed erano giunti a metà lavoro si iniziava a fare sul serio. Il primo ad usufruire della spiegazione? Filippo. Grandissima la sua capacità di capire velocemente come svolgere il disegno e comunicarla agli altri e tutto a tempo di record. A catena ognuno chiedeva il necessario per andare avanti in modo autonomo. Interessante vedere il risultato finale in base alla capacità tecnica di ognuno e alla distanza dalla fonte. Chi era incapace come me nella materia, più si trovava distante da Valentino e più otteneva una figura geometrica astratta, lontana da quella da realizzare oppure corretta ma incompiuta o ancora perfetta ma con un foglio talmente lercio da sembrare un chiaroscuro. Personalmente non mi sono mai preoccupato troppo del compito di disegno, non era difficile arrivare alla sufficienza e poi si recuperava sempre con l'interrogazione di storia dell'arte. Hard Version: compito nell'aula di disegno: un hangar. Uno stanzone enorme all'ultimo piano nell'ala esterna dell'edificio vicino al terrazzo. Banchi da disegno, quindi grandi, disposti su tre file e lontani tra loro. Tutte le strategie da mettere in atto come accadeva nella nostra aula venivano meno. L'unico modo per garantirsi un minimo di sopravvivenza era piazzarsi all'ultimo banco, il più lontano possibile dalla cattedra, considerando che la Sabat-Bond raramente si alzava per controllare. In quella posizione risultava leggermente più agevole comunicare, si aveva una probabilità minore di essere beccati rispetto alle prime file. Ora, immaginate 24 persone con questo stesso obiettivo. Il caos. Lo scenario più tipico? Tutti nella nostra aula al piano terra, vicino alla palestra, con i banchi già sistemati ad ok, compassi, matite, squadre pronti all'uso fino a che non arrivava il bidello di turno a comunicare il messaggio della prof: “LA SABATINI VI ASPETTA DI SOPRA IN AULA DISEGNO” – panico. Iniziava così la competizione. Freneticamente si buttava tutto nello zaino, rumore di banchi e sedie spostate riecheggiavano nell'aria e poi pian piano, composti, si usciva dall'aula. Con passo svelto ma non troppo si passava davanti alla sala insegnanti, poi la prima di rampa di scale, già alla seconda si salivano gli scalini 2 a 2; al primo piano non appena passata la presidenza e la segreteria si iniziava ad allungare il passo fino ad arrivare a correre come disperati verso la meta. Spesso la corsa sfrenata lungo i due corridoi rimanenti risultava poi inutile trovando la porta dell'hangar di disegno chiusa, ma quando non lo era i primi ad entrare si fiondavano agli ultimi banchi lanciando il proprio zaino su quello vicino per prenotarlo per Valentino o per chi capiva disegno (che intanto salivano con tutta tranquillità, bello avere la coscienza apposto vero?). Se per ottenere un buon posto era necessaria una buona preparazione atletica, a compito iniziato prevaleva la spiritualità. Processioni di gente verso il cestino della spazzatura, spinti dall'irrefrenabile desiderio di appuntare la matita; era un via vai continuo e nessuno procedeva verso la meta in linea retta, no, il percorso preferito era a zig-zag per scrutare il più possibile il lavoro degli altri. Giunti poi al cestino, ci si soffermava col capo chino ad appuntare la matita o le matite, chiacchierando con un altro fedele della punta perfetta e chiedendo informazioni utili sulla prova di disegno. Uno spasso insomma. PREDATORE: C.I.C. Matematica Esatto. Se prestaste attenzione al luogo, notereste che abbiamo fatto un salto indietro di un anno. Ovviamente non è un errore ma un doveroso flashback. In quell'anno occupavamo la tristissima aula al secondo piano, quella vicino al laboratorio di scienze, quella che con ironia veniva chiamata AULA MAGNA. Quella stanza fu teatro di una gran bella scena, precisamente nell'ultimo quarto d'ora del compito in classe, quando la Poooorcacchia era solita aguzzare la vista ancora di più per frenare tutta la nostra voglia di copiare, di confrontare, di cercare di arrivare almeno alla sufficienza chiedendo al vicino. In questa situazione si era disposti veramente a tutto, quando su quel foglio protocollo a quadretti dopo un'ora e mezza di sofferenza il problema non era risolto e le equazioni non erano così convincenti, si cercava di “metterci una pezza” chiedendo a qualcuno di passare la brutta, copiare copiare copiare. Così mentre gente come Michelangelo contava su questo fin dall'inizio (con cassettini segreti sotto al banco pieni di formule, con continui viaggi verso il cestino e sbirciando il compito di Giovanni), gente come Alessandra si trovava con l'acqua alla gola: Ale: “Psss…psss…Lù…o Lù…” – e mentre Luca stava disperatamente cercando di concludere il suo compito per la prima volta perfetto - Luca: “dunque...dovrebbe andare bene, manca l'ultima equazione ed è fatta, visto mai che non riesca a fare un gran compito?” Ale: “Lùùùùùù te prego sto in alto mareee! Psss…mi puoi passare la brutta almeno? Daiii faccio subitooo” Luca: “no dai, devo finire e ricopiare tutto e mancano solo 20 minuti, come faccio!” Ale: “ma dai, devi solo copiareee, finisco solo il problema, dai dai dai dai dai dai dai” Luca: “uff…dopo passo per uno che non passa i compiti e non è vero, quindi muoviti e non farti sgamare” L'operazione in se non risultava complessa; bastava attendere il momento giusto, quando la professoressa dava le spalle e passare il foglio…il caso volle che durante l'operazione la coda dell'occhio della Poooorcacchia cadde su di loro. Nella più rosea delle previsioni (non essendo avvenuto ancora il passaggio) i due se la sarebbero potuta cavare con un rimprovero o una minaccia di ritirare il compito e invece la professoressa non era particolarmente incline alla magnanimità, così la situazione si fece pericolosa… - “behh?! Ho visto bene? Io vi do fiducia e voi mi ripagate così? Sono cose che non si fanno! Cooolooonna hai preso te il compito? Vediamo di chi è, dammi il foglio, dammi il foglio!” – il tempo sembrava si fosse fermato, potevano essere facilmente percepiti i sospiri di tutti e la tensione nell'aria in attesa del verdetto… - “Ahhhh questo è il compito di Conti, eh?! Braaavi…dimmi Conti haaai già copiato il tuuuo lavoro?” – “ehm…veramente no, posso riaverlo?!” – “MA CERTAMENTE! Tieni…STRAP…e ora vediamo se riesci a rifarlo in 20 minuti, almeno la prossima volta ci pensate due volte a passarvi il compito, che vi serva da lezione!” – ebbene sì, il peggio era successo, la Pooorcacchia aveva strappato la brutta di Luca ed ora aveva preso posto nel cestino dell'aula ridotta in pezzi. Panico. Il panico totale si dipinse sul volto di Luca, un misto di disperazione e furia omicida verso Alessandra…- “ma porc…col cavolo che la prossima volta passo compiti, non me ne frega, pensassero quello che gli pare, ricominciamo da capo” – e intanto Ale cercava in qualche modo di scusarsi – “Lù…Lù…scusaaaaa”. Niente da fare, Luca non ne voleva sapere ed inoltre era in uno stato di trans, una corsa contro il tempo per rifare il problema e le equazioni da capo, cercando di ricordare lo svolgimento corretto e a tempo record dato che la campanella della seconda ora stava annunciando la ricreazione. La storia finì come i principali cartoni Disney di una volta, quelli che per forza di cose terminano con l'happy end; quel genio di Luca riuscì a rifare il compito da capo, problema e non ricordo quante equazioni e tutto in 20 minuti, risultato dell'impresa 8+ e il rispetto della Pooorcacchia; più scoraggiante il risultato di Alessandra ma niente che non poteva essere recuperato, ma in tutto questo l'unico a ridere di gusto era Michelangelo che era riuscito a copiare da Giovanni senza essere scoperto, del resto l'arte di copiare o la si aveva innata o si acquisiva col tempo. Riprende così la newsletter, proiettandoci veramente questa volta verso la gita a Napoli. Approfitto di questa nuova mail per avvisarvi che Venerdì 24 Ottobre 2008 è stata indetta una cena di classe, i partecipanti possono farsi trovare davanti a Rolando per l'aperitivo verso le 19:15. Se volete iscrivetevi a Facebook, molti di noi sono lì ed è comodo per organizzarsi ogni volta. Buona giornata e…a presto! Maryo |