Carissimi,
tanto per cominciare con una parola nuova: “come va?”. Cosa è mai successo in questo ultimo mese? Prima di tutto tempo fa c'è stata una cenetta di classe con aperitivo gentilmente offerto dalla neo-dottoressa Lucia e in linea di massima non si dice mai di no ad un qualcosa gratis, quindi mi sento di dire “bravi” a tutti i presenti, un “potevi impegnarti di più” per coloro che poi non sono rimasti e un “dai sarà per la prossima volta” per i giustificati (del resto c'è chi svolazza per i cieli, chi risiede fuori nazione, chi non era in città e chi ha presentato come giustificazione un bellissimo neonato di pochi mesi con occhi azzurrissimi che mangia più di tutti noi messi insieme e che tra poco chiederà a mamma e papà il motorino per uscire la sera, bello!).
Un meno a tutti o se preferite un bel PUNDINO per non aver fatto foto della serata; il mio sito si sta ancora lamentando per questo! Bene, ora se siete pronti direi di continuare con la storia da dove l'avevamo lasciata, cioè dalla presentazione dei nuovi prof, ne mancava giusto una…

gnotto12

Galilei, Quel Matto Corso D
Episodio 12 – Welcome Stroppa

Una rapida lettura dell'orario metteva in evidenza ITALIANO le prime due ore, dalle 8:05 alle 10:05. Non certo una passeggiata rilassante ma tanto era pur sempre il primo giorno, il primo incontro con la nuova prof, quindi potevamo almeno essere certi di non avere spiegazioni e tanto meno interrogazioni. – DRIIIIN – il familiare suono della campanella (che il bidello Emilio suonava sempre troppo puntuale) richiamò la nostra attenzione e come un'obbediente mandria di pecoroni entrammo nel nostro recinto: l'aula. La solita atmosfera delle 8 di mattina non aiutava il risveglio; il corpo ancora poteva avvertire il tepore del caldo letto e tanto rimpiangeva quel piumone così soffice che ci aveva cullato il sonno fino a poco prima, in netto contrasto con il freddo del banco e la durezza della sedia di legno…insomma, sempre la stessa atmosfera mattutina, stravolta solo da un particolare non trascurabile: le lancette scorrevano felici un tic tac dopo l'altro e, secondo dopo secondo, arrivò Luca quasi sfondando la porta con lo zaino in una mano e il foglietto del ritardo nell'altra:

•  “PRESENTEEE! Ci sono, ci sono. Scusi il ritardo, è imperdonabile da parte mia essere arrivato a questa ora, soprattutto oggi che è la sua prima lezione in assoluto…ma…”

•  “Qualcuno potrebbe dire a Luca che la prof non è ancora arrivata?” – si affrettò a fargli notare Filippo.

Un po' deluso il nostro ritardatario cronico di fiducia amico del vicepreside prese posizione e proprio in quel mentre fece il suo trionfale ingresso (ore 8:35) la docente di italiano: la Stroppa.

Durante l'inevitabile appello scoprimmo la prima informazione utile: era vicina di casa di Ceccontino. Ammettiamolo pure, il primo incontro fu piacevole, del resto era una presentazione del docente, del programma del corso, insomma le solite cose.

La situazione si trasformò radicalmente dopo una settimana circa…iniziò una vera e propria dittatura, un'affermazione del potere, un far capire a tutti chi aveva il coltello dalla parte del manico. Ricordo che quel giorno pioveva tantissimo, lampi e tuoni dominavano sulla conca ternana e in questo clima funesto la prof sentenziò: “ora basta, chiacchierate troppo! Vi cambio i posti” – e mentre tutti covavano profonda rabbia…

•  “Solvi e Maninchedda, avanzate al primo banco…anzi no, Maninchedda al primo banco vicino a Latini e una ragazza vicino a Solvi almeno state più attenti”

Al PRIMO BANCO? Avevo una profonda allergia per il primo banco, troppo troppo controllato, troppo vicino alla cattedra!

•  “Conti avanza anche te vicino a Colonna” – e così per un'ora circa…sembrava una partita di scacchi, che ne so: Conti avanza di una casella in A1, Colonna ferma in A2 o sposta Solvi in D4 in 5 mosse…grrr…che urto!

Quello che più dava fastidio era il tono con cui veniva impartito l'ordine, l'arroganza e l'autorità di una persona quando è profondamente alterata. Ricordo che dopo questo episodio mia madre ci andò a parlare e quando tornò a casa fu memorabile: “la tua professoressa di italiano mi ha chiesto se ti è antipatica, se hai qualcosa contro di lei perché dice che l'ultima volta avevi uno sguardo minaccioso e torvo. Io gli ho detto di no, che era per altri motivi casomai e che non ti sei mai lamentato…la prossima volta stai attento!”. Ancora oggi rido di gusto ripensandoci. Ma torniamo alla narrazione di altri episodi fondamentali: come ben ricordate alla nostra prof competeva l'insegnamento del latino oltre che di Ariost…cioè no, dell'italiano, così in poco tempo si accorse delle nostre lacune nell'ambito della lingua classica. Questa volta devo dire che aveva più che ragione, significava ammettere che in primo e secondo il Corvo non aveva fatto un buon lavoro; secondo lei non ci mancava la conoscenza della grammatica, quanto il non aver acquisito un corretto metodo di lavoro per affrontare serenamente e con profitto una versione di latino di qualsiasi genere e difficoltà. Questo venne in parte confermato dalla media dei primi compiti in classe di cui siamo in grado di mostrare un reperto:

•  Dio è solo l'orso e trasandato è il costume…

•  Io sono come l'orso e trasandato è il costume…

•  Io sono un rozzo e trasandato è il costume…

Tre traduzioni diverse per una stessa frase, bello vero? Pura arte incompresa, peccato! Cosa fare quindi per risolvere il problema? Ma che domande, partire dall'ABC del latino!

La prof cercò di presentarci la materia sotto un'altra luce, rendendola più interessante, cercando di appassionarci: “voi dovete pensare che la nostra lingua che usiamo tutti i giorni, deriva dal latino! Facciamo alcuni esempi alla lavagna” – e mentre la prof iniziava a scrivere tutti noi avevamo pensato alla lingua sotto tutt'altra luce, porcelloni (W gli ormoni di un 16enne!) – questo il risultato:

“ROSAE ? ROSA, vedete? E' quasi uguale, se non uguale!”

“COGNOSCO ? CONOSCO, è caduta la G ed ecco qua la parola che usiamo oggi”

“MULIER ? MOGLIE, beh! E' caduta la R, la U si è trasformata in O, del resto se chiudiamo la U diventa O, e si è aggiunta una G prima della L!”

ATQUE ? E, niente di più semplice, è caduta tutta la prima parte ed è rimasta solo l'ultima lettera”

Penso che il nostro volto dopo quella spiegazione fu veramente esplicativo in contrasto con l'entusiasmo della prof. Avete presente i cartoni animati quando al personaggio compare il viso da ebete con la gocciolona di sudore? Ecco, penso possa descrivere perfettamente la nostra espressione in quel momento, ma il peggio doveva ancora venire.

Per acquisire un metodo secondo la nostra insegnante occorreva tornare alle origini della conoscenza: l'analisi logica e grammaticale, creare tabelle scomponendo la frase in soggetto, predicato e complemento e riportando pronomi, coniugazione dei verbi, articolazioni, declinazioni, tutto! Sul quaderno risultavano almeno una pagina intera o due per ogni singola frase, un incubo. C'era solo un piccolo dettaglio da considerare, non esistevano mica solo i compiti di latino, così ci trovavamo a mezza notte ancora a scrivere parole su parole con IL vocabolario accanto. Decisamente un eccessivo carico di lavoro che però portò ai risultati sperati: compiti in classe migliori del solito! Ah che bello trovare sul vocabolario le frasi di esempio già tradotte!

Ci sarebbero tanti altri episodi da raccontare legati a questa insegnante che non saprei da dove cominciare. Come non citare l'epica figura di merdas di Giovanni che parlando di fronte al bagno del piano terra (eh in terzo eravamo proprio lì) con Michelangelo fece uno dei gesti più ripetuti da tutti, quello di indicare il pacco simulando un “ma pompamelo”, proprio quando la prof stava uscendo dall'aula e proprio davanti a lei. Eh sì, ci vuole un tempismo perfetto per certe cose o una sfiga pazzesca…opterei più per la seconda ipotesi.

Come non ricordare la rovinosa caduta della prof appena entrata in aula sotto gli occhi di tutti e proprio vicino a Giovanni, che invece di soccorrerla scoppiò a ridere di gusto! Di episodi da riportare alla luce ce ne sono veramente tanti, basta collocarli correttamente nello spazio e nel tempo ed il gioco è fatto, quindi ne parleremo a tempo debito. Ora preferirei concludere con gli insegnanti perché se è vero che sono stati anche loro protagonisti della storia, gli attori principali eravamo noi e quindi mi pare giusto e doveroso chiudere il cerchio: come? Semplice! Ogni attore che si rispetti ha amici più o meno fidati che lo seguono e che quindi sono inconsapevolmente parte integrante della storia, chiamiamole le comparse recitanti o gli attori non-protagonisti…sto parlando dei vari fidanzati\e più o meno presenti nella vita di classe. Esatto, iniziamo ad addentrarci nell'intricato mondo delle simpatie, degli amori, delle rotture di scatole, delle gioie e dei dolori, delle cariche ormonali del terzo anno. Purtroppo per voi ce ne sono di cose da dire, a partire da due bizzarri personaggi che quasi naturalmente si inoltrarono nella vita di classe, sto parlando di…


…facciamo che continueremo nella prossima newsletter! “Ah Mà, sì sempre il solito, non puoi dire le cose a metà e lasciare le persone con la curiosità, cavolo!” – citando una nostra compagna di classe, ma dai portate pazienza e tutto verrà svelato. Nelle prossime mail parleremo proprio di questo, con episodi legati agli insegnanti come intermezzo simpatico. Nel frattempo per ingannare l'attesa perché non mi mandate via mail cosa ricordate della gita del terzo? Quando arriveremo a parlarne non voglio dare solo la mia versione ma vorrei citare anche le vostre parole, i vostri ricordi; è bello e simpatico fare così perché si può vedere la stessa cosa ed elaborarla in maniera diversa, ognuno di noi può avere un punto di vista diverso! Non mi aspetto l'intera recensione (magari ma so che costa fatica scrivere), mi basta solo qualche riga, mi raccomando. Di tempo ce ne è, insomma passeranno almeno 3 mail se non 4 per arrivare alla gita del terzo, ma prima mandate e meglio è .

Non mi resta che augurarvi una Buona Primavera! Sbocciano i fiori, fioriscono le piante, la natura si manifesta in tutto il suo splendore e domani nascevo io, pensa. Che paradosso…

Alla prossima,
MaRyo

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