PROLOGO

…Time…scrive:

Umbè discuto la tesi o venerdì o sabato, è la tua ultima occasione e a quella di laurea non ci sei venuto, ci devi essere Umbè, non fa scherzi.

…Ryo…scrive:

Ma certamente, mi fa enormemente piacere, lo sai! Fammi sapere il giorno preciso, ci sentiamo.

- spensi il portatile – “cazzo!” fu il primo pensiero che mi passò per la testa. Venerdì avevo l'esame di reumatologia, non potevo certo saltarlo…”cazzo!”…non riuscivo a trovare una soluzione, così cercai per il momento di non pensarci.

Il giorno successivo andai a lezione e durante la pausa consultai i tabelloni della segreteria: Reumatologia, spostata a Giovedì 15 ore 10:00. Evidentemente la fortuna venne in mio aiuto, era fatta, potevo partire per Milano (sperando a cuor leggero con un esame in meno), pianificare il tutto…pianificare? Con il mio grandissimo amico Luke organizzare in dettaglio qualcosa giorni prima risultava essere alquanto complicato, infatti c'erano giusto alcuni dettagli sicuramente trascurabili ancora irrisolti:

•  La discussione incerta tra venerdì e sabato,

•  Non si sapeva chi, come, sarebbe andato a Milano,

•  Posti per andare a dormire la notte non pervenuti.

In condizioni normali l'Umberto di sempre sarebbe stato insofferente, avrebbe mandato molto spesso sms, mail, per sapere il prima possibile come muoversi ed organizzarsi al meglio, ma questa volta riuscii a controllarmi molto bene e questo probabilmente per due motivi:

•  Dovevo studiare per l'esame

•  Avevo la certezza assoluta di prendere la macchina e di abbandonare il treno tanto odiato al suo destino.

Dopo l'esperienza del viaggio a Milano per il T.R.O.I.A. (Terzo Raduno Organizzato In Autonomia) delle fave (fan di Elio e Le Storie Tese), per quanto sia stato indimenticabile il ritorno, fu un massacro, una stanchezza ed una noia senza pari, così ero felice di prendere il mio mezzo, sinonimo di libertà di movimento, indipendenza da orari e comodità.

Così i giorni trascorrevano inesorabili verso il fine settimana, verso l'esame. Mi trovavo in piena trance da studio quando squillò il telefono:

•  Tacchia: “Umbertoneee, allora, è sicuro venerdì alle 17, parti comodamente verso le 10:00 oppure a me fa piacere se arrivi il giorno prima almeno vi sistemate con comodo”.

•  Umberto: “Eh, te l'ho detto che il giorno prima ho l'esame, parto venerdì, arrivo a Milano a casa tua, mi cambio e andiamo…”

•  Tacchia: “Considera però che alle 16:30 parto da casa, che tanto è inutile andare in Bocconi ore prima e farmi salire l'ansia. Poi venerdì sera andiamo a cena, sabato mattina discute Giò e sabato sera facciamo la mega festa in un locale. T'ha chiamato Sara? Da Bologna oltre a lei parte anche Alessandro, se non volete prendere due macchine sentitevi; casomai ti scoccia dormire a casa di Francesco, l'amico di Sara che a casa mia siamo in tanti? Bella Umby, ti lascio studiare, a presto”.

Non avevo avuto il tempo di rispondere, comunque era da non credere, sapevo il programma e ben due giorni prima! Qualcosa di strano avrebbe sconvolto il mondo da lì a poco, infatti da quello schifo di sito della mia università appresi che la settimana successiva avrei avuto un test scritto. Questo metteva di sicuro in forse la mia presenza alla festa di sabato, ma decisi di lasciarmi aperta la possibilità di rimanere lo stesso.

Il giovedì fu caratterizzato da tre eventi:

•  Esame superato con 28,

•  Controllo golf,

•  Ingresso di nuovi accessori tecnologici in casa Umberto

ma procediamo con ordine…

La simbiosi con la mia auto, il mio essere “mezzo uomo, mezzo macchina” (secondo i miei amici favici), risultò particolarmente evidente quel giorno: entrambi stavamo affrontando un esame e mentre felice uscii dall'università con un bel voto sul libretto, lei fu bocciata in impianto frenante e calzature, così sarei partito con due belle gomme nuove, pasticche dei freni nuove e…con il navigatore satellitare! Essendo prossimo il mio compleanno, decisi di comprarmi questo bellissimo accessorio, indispensabile per orientarsi a Milano e non impazzire.

 

PARTENZA E IL VIAGGIO

Quella notte dormii malissimo come ogni altra volta che dovevo mettermi in viaggio, nonostante ciò alle 9:00 ero sveglio, pronto a mettermi in macchina per l'orario concordato, le 10:00. Dato che la puntualità è il mio forte alle 10 spaccate avviai il motore, pronti…partenza…via!

Il cielo azzurrissimo e l'assenza di nuvole rappresentavano una condizione ideale per viaggiare e la giusta musica condiva il tutto con un non so cosa che ci stava bene, c'erano nell'aria sensazioni positive. Senza dilungarmi troppo sulla sosta doverosa, rituale, alla stazione di servizio del Verghereto, in circa tre ore arrivai a Bologna per prelevare Sara. Per la prima volta accesi il navigatore che mi fece percorrere a strada più breve per arrivare alla meta, una serie di vie diverse da quella proposte da Google ma fu facilissimo orientarsi, ero soddisfatto, una spesa azzeccatissima.

Il sole azzurro ed il sole baciavano anche Bologna, quindi cosa c'era di meglio se non pranzare da qualche parte all'aperto? Semplice, avere un terrazzo o due dentro casa, un terrazzo interno di quelli non visibili dai palazzi vicini dove poter mangiare tutti insieme ed infatti quando entrai a casa di Sara li trovai lì, a maniche corte in assoluto relax caffè. A quanto pare ero giunto al momento giusto. Per quanto fosse bello ed invitante dovevamo ripartire e così dopo un rapido espresso (rigorosamente fatto con la macchinetta), in un battito di ciglia eravamo di nuovo in autostrada verso Milano, in perfetto orario. All'altezza di Lodi avevo una fame incredibile ed un bisogno urgente di andare in bagno ma il tempo non giocava a nostro favore, era tardi, tardissimo, più ci si avvicinava più il traffico sembrava aumentare. Decidemmo di chiamare Sarah e sentire a che punto fossero i preparativi:

•  Mario: “…”

•  Sarah: “oh, Umbè, ma do state? Inizia ad essere tardino, sono le 16:00, quando cavolo arrivate?”

•  Umberto: “ma come, io chiamo tua sorella per non disturbarti, per non aumentare quella sensazione di ansia, panico che è assolutamente normale e rispondi te?”

•  Luke: “sì, ma quanto vi manca?”

Avremmo dovuto in poco tempo decidere cosa rispondere ed in una frazione di secondo, uno sguardo con Sara, decidemmo di applicare la collaudata tattica di Davide o dello stesso Luke: spostarsi avanti nel tempo…

•  Umberto: “siamo a 15 Km da Milano, tra mezz'ora dovremmo essere lì, almeno ci cambiamo al volo”

(intanto passava sotto ai nostri occhi il cartello Milano 35 Km)

•  Luke: “ah Umbè, alle 16:30 esco da casa, senti, mi informo su come si muovono gli altri, aggiorniamoci tra una mezz'ora”.

Iniziai a sorpassare tutto e tutti e finalmente arrivai al casello, finalmente a Milano:

•  Umberto: “certo che guarda quanto è lungo e grande il casello, come fanno i milanesi a lamentarsi del traffico in tangenziale!”

•  Sara: “aspetta a dirlo, lo stai vedendo da lontano”

Percorsi la curva e mi trovai davanti macchine su macchine. Era ora di richiamare Luke, ma prima decidemmo il da farsi. Non potevamo di certo entrare IN Bocconi vestiti da straccioni, da viaggio, puzzolenti (io) e con le scarpe da ginnastica (Sara), così l'unica opzione plausibile risultò quella di cambiarsi al volo e correre alla discussione.

•  Sara: “…”

•  Luke: “oh ma quanto vi manca? Noi qua stiamo uscendo e a casa non rimane nessuno”

•  Sara: “e se lasci le chiavi a qualcuno?”

•  Luke: “eh a chi le lascio? Ti richiamo tra un attimo”

Dopo altre due telefonate si arrivò alla conclusione:

•  Luke: “oh, lascio le chiavi in portineria, casa è sul piano rialzato non so come spiegartelo, comunque è facile, piano rialzato, sbrigatevi”

•  Umberto: ”ma che sarebbe il piano rialzato? Non puoi lasciare sotto la porta un foglio bianco? Qualsiasi cosa che mi permetta di individuare il portone?”

•  Luke: “[…] ti lascio una stampella rosa sulla maniglia, muovetevi”

•  Umberto: “bene, grazie”

 

A MILANO

Il nostro amico Gabriele (o era Gianluca?), il nome con cui Sara aveva battezzato il mio navigatore nonostante la voce femminile, mi portò a destinazione senza sbagliare e mi accorsi durante il tragitto del traffico di Milano con gli autobus che ti tagliavano tranquillamente la strada e con la maggior parte delle fiancate delle auto ammaccate, praticamente un incubo.

Correndo con borse e vestiti prendemmo le chiavi dalla portineria ed entrammo nel palazzo, non ci restava che trovare la stampella sulla maniglia della porta sul piano rialzato…

•  Umberto: “te vedi stampelle? E quale sarebbe il piano rialzato?”

•  Sara: “niente stampelle, se la saranno fregata o si è dimenticato. Non ho idea di cosa possa essere il piano rialzato”

•  Umberto: “ma te ci sei già stata, possibile che non ti ricordi?”

•  Sara: “se è per questo ci sei stato te da poco! E se provassimo ad aprire quella che ti sembra il portone giusto? Poi se non è e ci aprono gli spieghiamo la situazione”

•  Umberto: “ok. Facciamo così…”

Infilai la chiave nella toppa, quasi trattenemmo il fiato mentre la chiave girò. Era l'appartamento giusto! Ma cavolo, piano rialzato, non poteva dirci piano terra a destra? Oppure “entrate ed è la seconda porta a destra?” Oppure ancora “le prime due porte che incontri è quella a destra?” eh no, piano rialzato!

Comunque ci catapultammo dentro, erano le 16:45, dovevamo sbrigarci. In 10 minuti ero lavato, profumato, cambiato e dato che le donne come sempre quando c'è da prepararsi rallentano il mondo con cremine varie e trucco, feci in tempo anche a saccheggiare il frigo, del resto non mangiavo dalla mattina e a salutare Susanna su messenger. Stavamo praticamente in macchina quando squillò il cellulare:

•  Umberto: “oh, ancora non hai iniziato, stanno in ritardo, abbiamo fatto, stiamo arrivando, parto ora da casa tua”

•  Luke: ”Umbè ho fatto, è andata bene, mi hanno dato i punti che potevano darmi, sono soddisfatto. Dai venite all'ingresso che andiamo a berci qualcosa”

•  Umberto: “cavolo…mi spiace un casino, sarei dovuto partire prima. Arriviamo…”

Che tristezza, mi sentivo una merda; venire da Terni per assistere alla discussione della tesi e mancarla per poco tempo. Chi maledire? Il traffico? Me stesso per essere partito troppo tardi? Il fatto di non aver viaggiato con vestiti adatti ad arrivare in Bocconi senza cambiarsi? Escludendo quest'ultima ipotesi, non conoscevo proprio la risposta. Arrivati finalmente a destinazione, il caos di studenti con toga e classico copricapo da laureato seguiti da sciami di parenti ed amici in festa, ci fecero capire che non sarebbe stato facile trovarlo, ma in pochissimo tempo li avvistammo all'ingresso e lui era lì con toga e vestito in maniera impeccabile, tanto che anche con la giacca pagata un casino di soldi mi sentivo un po' fuori luogo. Salutai il neo Dott. Mag. Luca Conti in tutto il suo splendore ed i presenti che conoscevo: Nicola, Alessandro, Giò, Sarah, Massi e mi congratulai con i Luke's Parents dato che se lui era riuscito ad arrivare a destinazione molto del merito sicuramente andava a loro. Con mio sommo piacere mi presentarono l'unico inquilino di via Pezzotti che mi mancava: Robert. Era ora, da anni lo sentivo nominare sempre e finalmente ora potevo associare un nome ad un volto.

Radunati tutti, andammo a brindare in un locale nei pressi della facoltà dove in poco meno di 10 minuti mangiammo due vassoi di focaccine al prosciutto, del resto eravamo in tanti…peccato che la maggior parte del cibo finì nello stomaco di Massi, di Sarah e del mio, accomunati dalla stessa condizione: non avevamo pranzato (loro poi erano partiti da Terni alle 5:30 svegliandosi un'ora prima, incredibile).

Conoscendo Luke, la cena sarebbe andata a finire tardi quindi il nostro divorare tutto giustificava in parte la nostra azione. Cominciai a fare foto a tutto e a tutti finchè il dott.mag. Conti esclamò: “dai, andiamo a casa che per il ristorante è presto, abbiamo prenotato per le 21:30!”. Come da manuale avevo indovinato, ecco il vantaggio di conoscere una persona da anni. Dato che ero l'unico homo sapiens del gruppo con la macchina (strano eh?) accompagnai in albergo i genitori di Luke e Sarah e Massi a prendere il regalo: una bellissima tavola da snowboard, tanto avevo il navigatore. Avendolo comprato la sera prima, non pensai di non saper usare tutte le sue funzioni, così trovare la via dell'albergo portò via un po' più tempo del normale e solo per non aver scritto sul nome della via un dannatissimo accento. Fatto è che quando arrivammo in via Pezzotti trovammo tutti in relax pre-cena e dato che il momento era propizio si passò alla consegna dei regali. Attacchi Burton e tavola non potevano non essere graditi ma anche il nostro porta documenti non era male. Nel frattempo avevo trovato una valigetta bellissima, di quelle molto simili ai porta cd ma con all'interno tantissime fiches molto simili a quelle del Casinò di Saint Vincent. Prima di raggiungere il massimo livello dell'ebetismo per la troppa estasi raggiunta dopo cotale visione, cercarono di focalizzare la mia attenzione sul fatto che ci stavamo muovendo per la cena, in effetti, il mio stomaco aveva ripreso a brontolare. Salutai le fiches e ci incamminammo verso il locale.

 

LA CENA

<Un modo di rendere potabile l'acqua è di metterci dentro del vino rosso> recitava il cartello appeso di fianco all'ingresso, faceva ben sperare. Il menù prevedeva degli ottimi antipasti (sufficienti a cenarci), due tipi di primi e formaggi misti, ma il massimo si raggiunse con il dolce, mai assaggiato un amaretto più buono o una crema catalana così deliziosa (Nicola conferma e approva). Nel frattempo il vino scorreva a fiumi per brindare in onore del dottor magistrale Luca Conti finché Giò non ci salutò (dato che la mattina seguente era il suo turno di discutere la tesi) e il nostro Luke non rimase pietrificato dalla felicità nel ricevere l'ennesimo regalo, il più bello, quello da parte dei genitori: un orologio. Ebbene sì, ma non uno swatch, non un sector, non un omega, ma un Rolex, chiaro segno dell'essere diventato uomo, di essere arrivato a qualcosa di importante. Bellissimo. Del resto ora non gli rimaneva che lavorare, lavorare, lavorare. Basta con corsi ed università, ma lavoro, quello vero. A quel punto mi venne spontaneo chiedere in cosa si fosse specializzato:

•  Umberto: “sì, bravo, complimenti, ma ora sei dottore in?”

•  Luke: “dottore magistrale in marketing management, tze tze!!!”

Dall'alto delle mie conoscenze di economia, praticamente pari a zero, non avevo minimamente idea di cosa fosse, così chiesi anche il titolo di Giò e la risposta fu: “… management”. Praticamente ogni corso di laurea si chiamava “qualcosa” management, così per fare una battuta dissi che sarei diventato Dott. in Medicina e Chirurgia management. Ma quella che nacque come una battuta mi si rivolse contro quando un amico di Luca disse: “ahahah, te ci scherzi ma c'è un corso di laurea per diventare manager di una struttura sanitaria, come si chiama…”

•  Umberto: “struttura sanitaria management”

•  “ahahah, si sì, proprio quello”

Battuta riuscita a cena ultimata. Dato che eravamo pieni, molto ma molto stanchi e che tra poche ore era in programma la laurea di Giò, andammo a dormire…dove? Dall'amico di Sara? NO! Da Nicola dato che il Passa, arrivato da poco, si era autoinvitato da Betti.

•  Nicola: ”Oh, Umberto, è un piacere ospitarti solo che mi dispiace ma domattina vi devo svegliare presto che ho le lauree di due mie amiche che ci tengono, ci devo andare. Ma tranquillo, prima cornetto e cappuccino al bar non ce li leva nessuno”

•  Umberto: “grazie, ma tanto pensavo di vedere Giò e poi partire, ma dimmi, dove abiti?”

•  Nicola: “ah, non lontanissimo, a Corsico, in 15 minuti io ci arrivo in motorino”

•  Umberto: “ma che parte è di Milano?”

•  Nicola: “Ahah simpatico, non è più Milano! E' come se fosse Terni – Narni, più o meno la distanza è quella”

Ottimo, non ci trovavamo poi così lontano se non fosse che i semafori nel capoluogo lombardo erano posti ogni 200 metri e la durata del verde pari a neanche 30 secondi. Praticamente non si faceva in tempo ad inserire la terza marcia che si presentava un nuovo semaforo e nemmeno si ci si poteva azzardare a passare col rosso data la presenza di telecamere ad ogni lampione! “Dai, Umbè che tanto a Milano se passi col rosso o fai una rissa o qualsiasi altra cosa la multa è sempre di circa 31 euro”, non seguii il consiglio di Nicola.

Dopo 20 minuti arrivammo a Corsico, lasciai la macchina nel parcheggio interno del condominio e non facemmo quasi in tempo a dirci buona notte che stavamo già nelle braccia di Morfeo.

 

IL SECONDO GIORNO

La sveglia mattutina ci riservò delle sorprese: il padrone di casa Nicola aveva la febbre a 37,7 °C, quindi niente lauree per lui, Sara aveva riposato benissimo parlando nel sonno e avvertendomi che “no, no, così non va bene”, chissà cosa stava sognando ed infine io in dormiveglia quasi tutta la notte e quindi assonnato. Dopo la colazione al bar e aver ringraziato Nicola tornammo alla Bocconi. Ovviamente il navigatore fece il suo lavoro e anche se la strada era breve, il mercato con le sue innumerevoli bancarelle ci rallentò non poco. Entrai alla Bocconi in orario per la laurea di Giorgio ma con addosso una sensazione ancora peggiore del giorno prima…ero vestito pronto per partire, cioè abiti comodi ed in mezzo a tanta eleganza mi sentivo ancora fuori luogo ma bastava resistere il tempo necessario alla discussione. Per quanto non capii il linguaggio tecnico proprio dell'economia, la tesi mi piacque molto. Poco dopo, quando tutti si apprestavano a raggiungere il posto del pranzo, decidemmo di partire. Salutai i dott.mag. in management, qualche loro amico, Francesco Passa e Liguori (scambiato da tutti come fratello di Luke) e navigatore alla mano rientrai in autostrada. Il programma prevedeva di lasciare Sara alla stazione di Reggio Emilia e proseguire per GuastallAlcatraz a salutare Formy.

IL VIAGGIO DI RITORNO CON SOSTA A GUASTALLA

Uscito dal casello digitai < Reggio Emilia – STAZIONE > e dato che non sapevo che Gabriele era impostato su “raggiungi con il percorso più breve” ci condusse in un paesino in provincia di Reggio in una stazione…abbandonata; del resto era la più vicina a dove ci trovavamo! Eh sì, ancora non sapevo usarlo, così lo spensi ed arrivai alla stazione per conto mio. Quando salutai Sara, abbandonandola al treno, la stanchezza iniziò a farsi sentire sul serio e dovevo ancora entrare a Guastalla e tornare a casa. Per fortuna avevo il navigatore e mi portò a destinazione in poco tempo anche se la strada principale la trovai chiusa per lavori in corso, in ogni modo il classico odore di letame mi dava la certezza di essere sulla giusta strada. Il programma più sensato sarebbe stato quello di farci un giro, ma il solo pensiero di riprendere la macchina pensando alle 4 ore e mezza che mi mancavano per tornare nella conca, mi fece cambiare idea.

Certo che la soluzione di fermarsi a dormire prendendo possesso di una mansarda era allettante ma proprio non potevo, così decisi di salire a cazzeggiare al pc. C'era su MSN la Cate, Grumo, assente Nico, peccato. Dopo aver ricevuto in regalo la maglia di Caparezza “HABEMUS CAPA” e dopo aver bevuto tè caldo, dato che quando si sta bene il tempo passa sempre troppo velocemente, giunse il momento di ripartire…

 

VERSO CASA

Questa volta decisi di prendere l'autostrada a Carpi per risparmiare tempo, ma ovviamente sbagliai strada; accesi il navigatore che mi fece passare per strade strettissime in mezzo ai campi ed in 15 minuti mi ritrovai al casello: grazie Gabriele. Il viaggio fu uguale a tutti gli altri, tanti chilometri passati ad ascoltare musica (grazie ai Dire Straits, i migliori compagni di viaggio che abbia mai conosciuto), a rispettare la tradizione telefonando a Juko, a fermarsi in qualche autogrill per sgranchirsi le gambe. Beh, credo sia tutto e dato che mi è stato detto “Umbè che megalomane che sei, ma che foto fai!”, ve la lascio volentieri.

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